dabiq

Parigi e Beirut: pensare bifocale

di Pasquale Terracciano

Parigi e Beirut hanno avuto una continuità drammatica in questi giorni, e una contrapposizione implicita. Vittime consecutive, ma paradossalmente antagonistiche nelle polemiche riguardo la nostra commozione e i lutti passati in silenzio (e finanche al riguardo di Facebook prontamente postasi al servizio della sicurezza dei francesi e immobile per i libanesi). Parigi-Beirut sono la continuità-contrapposizione tra la profilassi interna e le azioni da intraprendere in Medio Oriente (Beirut non è Raqqa, ovviamente, ma l’Isis ci sta insegnando a pensare il fronte di guerra indipendentemente dalle frontiere). Ormai è chiaro che il cul de sac è questo: per sconfiggere l’avanzata dell’Isis in Levante si sta andando verso l’intervento armato, forse anche via terra. D’altro canto proprio quell’intervento, che non potrà essere ‘pulito’, peggiorerà il fronte interno, rendendo endemica, nel medio periodo, l’affiliazione a forme di fondamentalismo islamico nelle periferie europee: di conseguenza le misure d’emergenza necessiteranno di un periodo ben più lungo che i tre mesi richiesti da Hollande. In sintesi: più rappresaglie, più jihadisti. Non intervenire, fa forse salva l’ipocrisia europea, ma non migliora la stabilità della zona e lascia curdi, sciiti e una parte dei sunniti nelle non invidiabili mani dell’Isis. Non sembra esserci scampo. Una mano del diavolo, si direbbe a carte: un giocatore direbbe che la prima cosa da fare è pensare in anticipo a cosa tenere e cosa scartare tra le nostre categorie, a costo di ripercorre banalità. Continua a leggere

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La proposta politica di un papa “venuto da lontano”

di Lorenzo Cipriani

Franco Cardini, professore emerito dell’Istituto di Scienze Umane e Sociali, che a più riprese si è occupato della Chiesa in chiave diretta ed indiretta (cioè studiandone la storia ed interessandosi delle altre religioni monoteiste), laico e memore del ruolo partecipativo che il Concilio Vaticano II ha assegnato ai laici, con un recente libro si è occupato di papa Francesco e della rivoluzione che è iniziata con l’abdicazione di Benedetto XVI e l’ascesa al soglio di Pietro di un vescovo “venuto dalla fine del mondo”. Continua a leggere

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La stagnazione e le riforme dell’economia cinese

Mentre tutta l’Europa tiene il fiato sospeso in attesa delle evoluzione della vicenda greca, un rischio ben maggiore si profila per le borse: e se l’economia cinese si fermasse? La puntuale analisi del vicepresidente nazionale di Associna sullo stato delle cose presenti e le prospettive future.

di Dongbo Wang

Il Sole 24 Ore ha rivelato che l’istituto centrale cinese People’s Bank of China ha il 2,005% di Intesa Sanpaolo. È quanto emerge dagli aggiornamenti dell’azionariato pubblicato sul sito della banca. Durante l’ultima crisi, l’America e l’Europa avevano bisogno di capitale: fu proprio la Cina a venirgli in aiuto. Basti pensare al debito pubblico americano, quello della Grecia e anche quello italiano.  

Alla fine del 2014 il Pil cinese si è attestato sul 7,3 per cento – il minimo degli ultimi sei anni – sceso poi al 7 nel primo trimestre del 2015. La Cina continuerà a crescere, ma meno che in passato poiché la sua economia sta maturando e i fattori demografici la stanno privando delle masse di lavoratori che aveva in passato. Il governo del Presidente Xi Jinping sembra avere politiche forti e decise ma non sarà facile spingere una locomotiva di quelle dimensioni alla tali velocità del passato. L’economia cinese si sta spostando verso una crescita più trainata dai consumi interni. Continua a leggere

Incredulita' di San Tommaso - Dirck van Baburen

Del risorgere: la mostra degli Uffizi a Casal di Principe

di Pasquale Terracciano

Nel 1993, quando le bombe colpirono Firenze, Brutus, era il lungotenente del clan Bidognetti sulla costiera nord della Campania. A Casal di Principe sarebbe stato ucciso da lì a poco il parroco anticamorra, don Peppe Diana, e il sindaco che gli era amico, Renato Natale, avrebbe dovuto abbandonare l’incarico dopo una serie di minacce e il sabotaggio della sua giunta.

La villa confiscata a Brutus ospita da qualche anno un Centro intitolato a don Diana. In questa settimana è sotto i riflettori perché ospita «La luce vince sull’ombra», una mostra inaugurata lo scorso 21 giugno, che rimarrà aperta fino al 21 ottobre. Continua a leggere

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Napolislam: Maradona, motorini, la crisi e il Corano

di Claudia Banchelli

Sembra un dramma ma non lo è. Motorini truccati, lampade solari, infradito, canotte, tatuaggi. Maradona. Napoli. Poi un giorno qualcosa s’infrange, forse qualcuno ‘ti chiama’. Allora cambia tutto e ti converti all’Islam. In giro cominci a dire che stai meglio. E’ un film ma non è un film. E’ il racconto di dieci persone che si sono convertite all’Islam. Protagonisti di Napolislam un film/documentario scritto e diretto da Ernesto Pagano, giornalista, regista e arabista che vive e lavora tra il Cairo e l’Italia: un viaggio nei quartieri popolari della città, e non solo, che svela le storie di chi per motivi diversi ha deciso di cambiare tutto. Napolislam, prodotto da LaDoc in collaborazione con Isola Film, è un concentrato di culture e quotidianità condito di ironia napoletana. 

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Come l’Isis ha messo in ginocchio Al Qaeda

un’inchiesta del Guardian 

Il 5 febbraio fonti giordane hanno confermato il rilascio del padrino intellettuale di Al Qaeda, Abu Muhammed al Maqdisi. Per quanto sia poco conosciuto in Occidente, la sua importanza nel canone del pensiero radicale islamico non ha rivali tra i viventi. Il 56enne Palestinese giunse alla notorietà negli anni ‘90, quando divenne il primo significativo interprete radicale dell’Islam a dichiarare che la famiglia reale saudita era apostata, e dunque a legittimarli come target del Jihad. In quel periodo anche Osama considerava il pensiero di Al Maqdisi troppo estremo.

Oggi Al Maqdisi conta come amico personale Al Zawahiri ed è tenuto in grande stima dal resto dei capi regionali di Al Qaeda dal Nordafrica allo Yemen. I suoi numerosi libri e articoli sono letti dai militanti islamici in giro per il mondo, che seguono le ultime proclamazioni sul suo sito, il «Pulpito del Monoteismo e del Jihad».

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Chi vince e chi perde

di Pasquale Terracciano

Se si vuole trovare un vincitore in questo tornata elettorale, questi è certamente Matteo Salvini. Ha stravinto in Veneto, dove ha tenuto duro su Zaia, fronteggiando una scissione che alla fine è stata indolore; è stato premiato nel suo gioco di squadra in Liguria, dove ha fatto mandar giù al suo uomo la rinuncia alla candidatura; ha raggiunto percentuali lusinghiere ovunque e in particolare in Toscana, con il suo cavallo di razza Borghi, favorito anche dalla costante presenza televisiva. Ha insomma ottenuto (con lode) quello che si era prefisso da tempo: risemantizzare il centrodestra con le sue parole d’ordine. Forse ha fatto anche un passo in più, imponendosi non solo come alleato necessario, ma come unico possibile leader di quel campo. Continua a leggere