Terrorismo e violenza

E’ passato quasi un mese della stragi di Parigi, un mese forse necessario per lasciar sedimentare le troppe parole che si sono accumulate, in un momento in cui si fa forte il bisogno di pensiero serio. Si fa forte anche perché si è mostrata la fragilità di molte delle nostre categorie interpretative, di cui si fa spesso un uso sciatto e pigro. Sacro (e dissacrante), violenza, tolleranza, laicità e integrazione sono apparsi concetti sfocati, molto più spesso scivolosi.  Bisogna intendersi bene per vedere lontano, a partire da noi, e dal terrorismo.

di Marco Bresciani

“L’11 settembre europeo”: così sono stati da più parti ribattezzati gli attentati parigini del 7 e 9 gennaio scorso. Corollario di questa posizione è che sia in corso una “guerra di civiltà”, in cui il terrorismo è intrinsecamente legato all’Islam. Esso è un “atto di guerra” rivolto contro la “nostra libertà”, un’espressione di “barbarie medievale” opposta al “moderno Illuminismo”. Continua a leggere

Tout est toléré? Le direzioni della nostra laicità

di Pasquale Terracciano

In uno dei capisaldi della più recente letteratura sulla tolleranza, On Toleration, di Michael Walzer, si legge: «Negli Stati Uniti, e in generale in Occidente, la maggior parte degli individui crede che la tolleranza religiosa sia una faccenda semplice. Quando sentono parlare di guerre di religione in regioni vicine (per esempio in Irlanda o in Bosnia) o lontane hanno reazione di incredulità o incomprensione. In quei paesi la religione o è stata contaminata da componenti etniche e nazionalistiche, o si è caricata di istanze estremistiche, fanatiche, e quindi ai nostri occhi insoliti». Era la fine degli anni ’90, la storia – secondo una sfortunatissima formula – era finita, il mondo liberal avrebbe conquistato il mondo. Il nostro principale problema era il sesso orale. Continua a leggere

Reprise. Houellebecq prima di Sottomissione

tratto da Paolo Zanotti, Dopo il primato. La letteratura francese dal 1968 a oggi, Laterza 2011.

Houellebecq è senza dubbio il più mediatico tra gli autori incontrati finora. Senza avere la bellezza di Guibert o di Koltès, senza essere un personaggio davvero pubblico, almeno non politicamente, senza essere così sulfureo come pretenderebbe, facendosi anzi spesso portavoce delle ansie del maschio medio occidentale, Houellebecq è riuscito ad attirare l’attenzione su di sé. […] Il suo esordio letterario, all’epoca a dire la verità non troppo percepito, avviene nel 1991 con due raccolte di poesie e un volumetto in cui sono ripercorse la vita e le opere di Lovecraft: H.P. Lovecraft, Contre le monde, contre la vie (H.P. Lovecraft, Contro il mondo, contro la vita)[…] Alla luce dell’opera successiva di Houellebecq, ci si accorge che il volume, più che una fiction biographique, è quasi un manifesto. Continua a leggere

Sir Keynes e il pregiudizio del risparmio

Per la sinistra degli ultimi decenni Keynes è stato molto più spesso una formula o un talismano piuttosto che un pensatore con cui confrontarsi corpo a corpo. L’utile e il buono sono i due poli di un dibattito che prima di essere ideologico è antropologico, e che è alla radice di molti dei nostri comportamenti economici. Il risparmio, la spesa e la crisi finanziaria, tra politica economica e morale privata 

di Tommaso Codignola 

Tutta l’Europa del sud chiede un allentamento dei vincoli di stabilità che imbrigliano l’uscita dalla crisi dentro un sistema di regole stabilito più di  vent’anni fa (Maastricht 1992). Allentamento dei vincoli vuol dire liberare un po’ la briglia della spesa pubblica per mettere in moto occupazione e consumi: la ricetta di Keynes. Tuttavia se si va a vedere cosa pensava effettivamente Keynes del risparmio (leggendo ad es. il bellissimo Le mie prime convinzioni, recentemente riproposto da Adelphi), se ne ricava un punto di vista più interessante: l’ostilità di Keynes per la nozione di “risparmio” precede di molto la nascita del keynesismo ufficiale (le ricette anti-neoclassiche di Keynes per ovviare al regime di sottooccupazione determinato dai mercati se lasciati a se stessi).

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Le idee. Marx e Keynes. Un romanzo economico

Il problema degli approcci stupidi è che bloccano la strada a quelli intelligenti. Se gli insulsi appelli contro il signoraggio vi circondano, ciò non toglie che bisogna saper pensare in maniera laica, e anche radicale, la moneta e il capitale. Una recensione in compagnia di Marx e Keynes, dal libro di  Pierangelo Dacrema, uscito pochi mesi fa per Jaca Book

di Tommaso Codignola 

Ho acquistato questo libro per caso (caso di serendipity) vagando in libreria: messo di coperta e non di costola, l’ho acchiappato al volo: un dialogo tra Marx e Keynes redivivi ambientato nel 2015. Furba Jaca a apporre il sottotitolo: non economicista (parola semanticamente “cattiva”), non per economisti (indebita circoscrizione dell’uditorio possibile), ma economico: infatti uno lo rigira e in quarta trova: 12 euro. Economico, perché costa poco, dunque, oltre che perché parla di economia. Continua a leggere

Homo viator

Il cammino di Santiago è da tempo un passaggio fondamentale del nuovo Grand Tour europeo. La Via Francigena, su cui Toscana ha deciso di puntare, si riempie di nuovi pellegrini, alla ricerca di bellezza e benessere. Stiamo riscoprendo il camminare, e con esso l’Italia apparentemente minore, lontana dai grossi centri d’arte. Il nostro storico dell’arte ci propone un viaggio tra i viaggi.

di Lorenzo Cipriani

Il tema del cammino, così spesso illustrato nelle varie discipline umane, viene oggi visto in due filoni che lo rendono più attuale che mai alla luce delle recenti vicende internazionali: il primo, più antico e di vastissimo riferimento temporale, ha valenza religiosa; il secondo, più recente, laica. Continua a leggere