Reprise. Houellebecq prima di Sottomissione

tratto da Paolo Zanotti, Dopo il primato. La letteratura francese dal 1968 a oggi, Laterza 2011.

Houellebecq è senza dubbio il più mediatico tra gli autori incontrati finora. Senza avere la bellezza di Guibert o di Koltès, senza essere un personaggio davvero pubblico, almeno non politicamente, senza essere così sulfureo come pretenderebbe, facendosi anzi spesso portavoce delle ansie del maschio medio occidentale, Houellebecq è riuscito ad attirare l’attenzione su di sé. […] Il suo esordio letterario, all’epoca a dire la verità non troppo percepito, avviene nel 1991 con due raccolte di poesie e un volumetto in cui sono ripercorse la vita e le opere di Lovecraft: H.P. Lovecraft, Contre le monde, contre la vie (H.P. Lovecraft, Contro il mondo, contro la vita)[…] Alla luce dell’opera successiva di Houellebecq, ci si accorge che il volume, più che una fiction biographique, è quasi un manifesto.

Houellebecq identifica nell’opera di Lovecraft caratteristiche formali che poi ritroveremo anche nella sua: l’inutilità della differenziazione psicologica tra personaggi, l’uso del linguaggio scientifico (è qui, peraltro, che compare per la prima volta il futuro titolo del romanzo che consacrerà Houellebecq: «L’universo non è altro che una accidentale combinazione di particelle elementari»). Vengono inoltre tracciate delle coordinate ideologiche. Houellebecq diventerà poi famigerato per l’ambiguità mantenuta nei suoi libri tra ciò che pensano (di solito di reazionario e di razzista) i suoi personaggi e ciò che può essere attribuito direttamente all’autore. In H.P. Lovecraft l’ambiguità è ancora maggiore. All’epoca Houellebecq faceva parte di un gruppo di sinistra, quello della «Revue perpendiculaire», ma descrivendo le radici del razzismo di Lovecraft l’impressione è che Houellebecq stia già iniziando a identificarsi – o perlomeno a provare fascinazione – in una figura nevrotica ma priva di grandezza come quella del solitario di Providence. Quel che più importa dal nostro punto di vista è che tracciando una diagnosi psicologica di Lovecraft e dei suoi tempi Houellebecq passa già automaticamente a tracciare una diagnosi dei suoi futuri personaggi, i maschi bianchi occidentali diventati adulti dopo gli anni Settanta. Houellebecq identifica le radici del razzismo di Lovecraft nella paura, nell’inadeguatezza, nello choc ricevuto dalla visione di una New York meticcia. L’inadeguatezza è – come del resto sarà sempre in Houellebecq – anche sessuale […]«La vera e propria liberazione in questo campo si è prodotta solo negli anni Sessanta», ed è questo il cortocircuito significativo messo in atto da Houellebecq e questo sarà l’ambito dei suoi libri successivi: il disorientamento del maschio bianco occidentale nella società atomizzata sorta dopo gli anni Sessanta. Una società atomizzata in cui gli ‘altri’ (gli arabi, i neri) non godranno solo del privilegio di una fantasmatica superiorità sessuale (sia genetica sia nei rapporti con donne tradizionalmente più sottomesse) ma anche di quello di provenire da società più coese. Il libro su Lovecraft può quindi anche essere letto come una prima mossa straniante da parte di Houellebecq: se nelle Particules élémentaires il mondo di oggi sarà visto dagli occhi di un mondo del futuro presentato come la creazione di un grande solitario, nel suo primo libro in prosa è sempre del mondo di oggi che Houellebecq parla, solo guardandolo dal punto di vista di un grande solitario del passato […].

Nel 1998 esce Les Particules élémentaires. Il titolo è di gusto solo apparentemente diverso. Extension du domaine de la lutte era un titolo che suonava combattivo, ma rimandava in realtà all’esaurimento delle utopie. Les Particules élémentaires, oltre a riprendere un riferimento già apparso nel libro su Lovecraft, rimanda più direttamente all’azzeramento dei rapporti sociali, e a un programma narrativo quasi scientifico. Tra l’altro, l’impressione è che, dalle Affinità elettive in poi, i titoli ispirati al linguaggio scientifico tendano a funzionare.[…] Ma vediamo più da vicino di cosa parla – e in che modo – il libro. La caratteristica principale delle Particules élémentaires è di essere raccontato da una voce narrante che appartiene non solo al mondo futuro ma anche a una diversa umanità. Questo il lettore lo capisce a poco a poco, e diventa del tutto chiaro soltanto nella parte finale del testo. Se vari scrittori contemporanei hanno parificato la fine dell’adolescenza occidentale all’apocalissi, Houellebecq va oltre, impostando uno sguardo dell’umanità futura sul nostro oggi. La storicizzazione del presente diffuso della postmodernità attraverso l’adozione di uno sguardo futuro[…].

Figli di una disastrata hippie, Janine Ceccaldi, nata in quella Corsica arcaica (come sempre in Houellebecq le figure più scombussolate e pericolose – da Janine Ceccaldi ai fondamentalisti islamici – sono quelle passate bruscamente da un residuo di Gemeinschaft alla liberazione dei costumi), Michel e Bruno crescono conoscendosi pochissimo. Ormai adulti, si incontrano di tanto in tanto nel corso del libro e si raccontano le loro vite. Quella di Michel è una vita freddissima e priva di passioni (se si esclude una sua per il momento misteriosa ricerca). O meglio, più che priva di passioni, incapace di amore, ma non di compassione […] Bruno ha vissuto invece come una cartina di tornasole delle idee di Houellebecq messa a reagire con quarant’anni di storia francese. La diagnosi finale è un guasto senza rimedio. Bruno ha avuto un’adolescenza triste ma tranquilla. È stato infatti in quel periodo (gli anni Settanta) che «la feroce competizione economica vissuta per più di due secoli dalla società francese aveva subito un certo rilassamento».

Negli anni Ottanta, mentre sua madre, lontana, cavalca l’onda euforica del riciclaggio economico delle novità sessantottine (gli anni Ottanta sono riassunti, correttamente, come un mondo in cui molte attività prima considerate elitarie o marginali hanno improvvisamente acquisito un peso economico enorme: la chirurgia estetica, la forma fisica, l’industria musicale), Bruno si lascia sempre più schiacciare dalle sue frustrazioni. Ora, a 40 anni compiuti (Houellebecq ha alzato la soglia della frustrazione dopo Extension du domaine de la lutte), spreca ancora la sua vita tra desideri irrealizzati, umiliazioni erotiche, ricerca del sesso su Internet (o meglio sulla sua prima variante autarchica francese: il Minitel). Insegnante, fantastica sulle sue studentesse, e in particolare viene sbeffeggiato dal fidanzato di colore di una di esse. La sua reazione consisterà nella stesura di un testo razzista da sottoporre a Philippe Sollers (evocato nel romanzo con nome e cognome), e che Sollers saluterà con entusiasmo. Bruno sembra trovare un’oasi di pace in uno dei luoghi tipici della narrativa di Houellebecq: il Luogo del Cambiamento, non più comune hippie ma villaggio turistico dove si organizzano stage per aziende. Lì Bruno incontra la cinquantenne divorziata Christiane e con lei costruisce per un attimo un equilibrio. Durerà poco.

Ma mentre Bruno si illude e si brucia, che ne è stato di Michel? Più in particolare: a cosa mirava la misteriosa ricerca personale per cui aveva deciso di lasciare il lavoro in laboratorio? La risposta è di quelle che lasciano senza fiato: scopo della ricerca di Michel è trovare la soluzione del problema dell’uomo e della società, vale a dire l’individuazione. Che l’individuazione fosse il nucelo del problema era del resto già stato suggerito dal narratore quando, a proposito dell’adolescenza di Bruno negli anni Settanta, aveva osservato: «Negli stessi anni in cui lui tentava invano di accedere alla vita, le società occidentali slittavano verso qualcosa di cupo. In quell’estate del 1976 era già evidente che tutto ciò era destinato a finir male. La violenza fisica, ossia la più completa manifestazione dell’individuazione, sarebbe ricomparsa in Occidente come conseguenza del desiderio». L’unica soluzione possibile, si rende conto Michel, è quella di smantellare alla radice il processo storico che ha portato il sesso, una volta svincolato dalla procreazione, a riconfigurarsi come principio di differenziazione narcisistica. Annientato il desiderio, saranno annientate anche le sofferenze. Schopenhauer avrebbe sottoscritto.

il discorso razzista è solo una parte del problema essenziale di Houellebecq, che è quello della differenza individuale. All’interno del sistema di Houellebecq non è altro che logico che i suoi personaggi odino gli immigrati e ancora di più i loro figli. Per ragioni culturali e sociali. Si tratta infatti di genti venute da società dove la vita collettiva aveva ancora un senso (corollario: in quelle società più tradizionali per forza di cose la donna era inferiorizzata e la distribuzione di sesso limitata); in particolare le loro seconde generazioni sono una combinazione mostruosa di scoperta dell’individualismo occidentale e di affermazione della differenza per se stessa….Un altro problema è, probabilmente, il gusto apparentemente fine a se stesso di Houellebecq per gli argomenti ‘scomodi’. Per esempio è logico che Houellebecq, e i suoi personaggi con lui, provino un misto di odio, invidia e fascinazione per tutte le società tradizionali. Questo nodo non può essere sciolto a meno di non ricorrere a fughe in avanti che prevedano la costituzione di una nuova umanità e di una nuova comunità depurata. Dopo la fantasticheria eugenetica delle Particules élémentaires, nella Possibilité d’une île (La possibilità di un’isola, 2005) allestirà un’altra messinscena fantascientifica basata su un’altra modalità di ritorno a una forma di Gemeinschaft particolarmente invisa alla cultura (e alla legislazione) francese: la setta.

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