Napolislam: Maradona, motorini, la crisi e il Corano

di Claudia Banchelli

Sembra un dramma ma non lo è. Motorini truccati, lampade solari, infradito, canotte, tatuaggi. Maradona. Napoli. Poi un giorno qualcosa s’infrange, forse qualcuno ‘ti chiama’. Allora cambia tutto e ti converti all’Islam. In giro cominci a dire che stai meglio. E’ un film ma non è un film. E’ il racconto di dieci persone che si sono convertite all’Islam. Protagonisti di Napolislam un film/documentario scritto e diretto da Ernesto Pagano, giornalista, regista e arabista che vive e lavora tra il Cairo e l’Italia: un viaggio nei quartieri popolari della città, e non solo, che svela le storie di chi per motivi diversi ha deciso di cambiare tutto. Napolislam, prodotto da LaDoc in collaborazione con Isola Film, è un concentrato di culture e quotidianità condito di ironia napoletana. 

Il “Cinedatterone”, così come lo ha definito lo stesso Pagano, proprio perché è uscito nelle sale cinematografiche il 18 giugno, giorno in cui è iniziato il Ramadan, ha già scatenato una piccola rivoluzione. All’ultima edizione del Biografilm Festival di Bologna International Celebration of Lives (Bologna) si è aggiudicato l’Award 2015 per il miglior film della sezione Biografilm Italia. Il 3 luglio alle 17,00 l’autore è stato a Firenze per presentare il documentario presso il Caffè Letterario delle Murate, all’interno del Festival au Desert.

Serve un’introduzione. Cos’è successo prima di accendere la telecamera?

“Iniziamo da questo: Napoli è fatta di tufo. Napoli è una città porosa. Il fenomeno delle conversioni dei giovani nei quartieri popolari l’ho scoperto per caso diversi anni fa; perlopiù non era conosciuto neanche dai napoletani. Poi un giorno nel quartiere Porta San Gennaro ho incontrato Ciro Capone, oggi Muhammad. E’ stato lui ad introdurmi per la prima volta in una mini-comunità di napoletani convertiti all’islam: ad esempio mi ha presentato Francesco, un camiciaio disoccupato del Rione Sanità. Successivamente ho incontrato Alessandra, generazione ‘call center’, giovane donna che ha scelto di seguire il Corano dopo aver sposato un ragazzo algerino. Insomma, è dalle loro storie che è iniziata l’idea di fare un viaggio più ampio nella Napoli dei convertiti all’islam”.

Quindi, non solo per amore. Il contesto sociale in cui si è inserito l’Islam è intriso di crisi economica, dei valori, delle ideologie…

“Perché questo accade? Beh, sono circostanze, verità, che riguardano la vita di ognuno di noi; in ognuno di noi esiste un piccolo dramma, una sofferenza, un senso di solitudine generato da una crisi di portata epocale. Crisi economica, mancanza di prospettive, mutamento della società dei consumi. Ecco, quest’ultimo aspetto spesso viene fuori dai personaggi del documentario. Pensateci bene: in un quartiere come la Sanità i cui valori sono la lampada solare, il vestito firmato, i motorino – dissociarsi da tale logica diventa una presa di posizione molto forte”.

Ma proviamo ad uscire dal quartiere della Sanità, dal discorso delle lampade, e facciamo un ragionamento che potrebbe valere per una comunità più estesa. Secolarizzazione e de-secolarizzazione.

“Esatto. Prendiamo l’Europa: questa sta vivendo un momento di crisi ideologica, non c’è più una lotta di classe, non ci sono più le icone in cui si riconoscevano le generazioni che hanno costruito la base dei valori condivisi della nostra società. Sicuramente l’islam si inserisce anche in questo vuoto”.

Un vuoto pericoloso. Ma c’è anche un meccanismo fisiologico di contaminazione?

“C’è anche un altro processo ed è quello più naturale dell’integrazione tra culture e religioni diverse. C’è una sorta di contaminazione che va avanti da anni, le culture si mescolano e convivono. Sono dinamiche che emergono poco, anzi pochissimo, rispetto ai toni allarmistici con cui spesso si parla dei fenomeni migratori. Chiaramente stiamo vivendo un processo di integrazione che ha anche degli aspetti traumatici. Pensiamo al velo: un simbolo vistoso che solleva tante polemiche. Segno dell’integrazione ma anche dello scontro. Nel film questo scontro si ripropone nel microcosmo familiare, tra Alessandra e la madre”. 

Cinedatterone”, Napolislam appare come una commedia o più commedie. Però è tutto vero.

“Napoli ha la capacità di farti entrare in modo ironico in realtà che a tratti possono apparire drammatiche”.

Appunto, come dicevo all’inizio, sembra un dramma ma non lo è.

“Sì, perché i napoletani hanno la capacità di trasformare in commedia situazioni complesse. Come il tema dell’islam che è senz’altro un argomento pesante e che porta nell’immaginario collettivo messaggi inquietanti. Ma quando ne parli tra la gente di Napoli suscita tutto un altro effetto. Per questo, mi sono lasciato affascinare dalla comicità e dalla grande capacità narrativa, dalla leggerezza, che hanno i napoletani. Questo mi ha permesso di raccontare il fenomeno della conversione in un modo del tutto originale, anche ironico, se vogliamo”.

Poi il colpo di scena, nei giorni delle riprese accadono i fatti di Charlie Hebdo.

“E’ successo quando abbiamo avviato la seconda fase delle riprese. Tutti i personaggi si sono sentiti sotto attacco. Quando l’attentato è diventato il pretesto per parlare di scontro di civiltà lì si sono sentiti chiamati in causa e hanno avuto la necessità di esprimere la loro estraneità a quanto stava accadendo. Distacco che si evince dall’espressione con cui Giovanni, lo spazzino, insieme alla figlia completamente velata, guarda su Youtube le immagini di un terrorista incappucciato che ammazza un poliziotto gridando Allah akbar. Due mondi chiaramente distanti tra di loro”

Guardando Napolislam non possiamo non pensare anche alla “profezia”, alla provocazione dell’ultimo libro di Houellebecq, “Sottomissione”.

“All’inizio del film cerco di mostrare uno scenario non reale della città; cerco di suggerire che ci troviamo in una città già islamizzata, una città del Nord Africa. Su questo ho un po’ giocato. Ma il merito della pellicola credo sia proprio quello di non dare messaggi facili o interpretazioni ‘buoniste’; essenzialmente volevo rendere fruibile un fenomeno. Mentre la provocazione, lo scenario di fantapolitica descritto da Houellebecq, è sicuramente di tutt’altra portata, anche se riconosco un filo conduttore importante nell’argomento che trattiamo. Io metto a fuoco il contesto sociale e le dinamiche familiari in cui avvengono le diverse conversioni: il marito e la moglie, la madre e la figlia. Tutti contesti facili ma intrisi di significati e dinamiche profondi. Insomma, seppur nei conflitti, il mio contesto è un contesto che si ama. Ogni mio sforzo si è concentrato nell’osservare ed esaltare l’umanità dei personaggi. Quando esalti la personalità di un essere umano gli stereotipi di cui è investito in qualche modo cadono o comunque si assottigliano”.

Per il resto, andate a vederlo.

http://www.mymovies.it/film/2015/napolislam/trailer/

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