La proposta politica di un papa “venuto da lontano”

di Lorenzo Cipriani

Franco Cardini, professore emerito dell’Istituto di Scienze Umane e Sociali, che a più riprese si è occupato della Chiesa in chiave diretta ed indiretta (cioè studiandone la storia ed interessandosi delle altre religioni monoteiste), laico e memore del ruolo partecipativo che il Concilio Vaticano II ha assegnato ai laici, con un recente libro si è occupato di papa Francesco e della rivoluzione che è iniziata con l’abdicazione di Benedetto XVI e l’ascesa al soglio di Pietro di un vescovo “venuto dalla fine del mondo”.

Cardini, nel prologo del libro, non usa il termine “rivoluzione”, di per sé impegnativo facendo riferimento alla Chiesa: ma enuncia ed argomenta una serie di eventi che possono connotare ed attestare il significato etimologico della parola. Un profondo rivolgimento rispetto ai modelli consueti, un terremoto “con ben pochi precedenti” nella Chiesa di Roma, un pontefice proveniente da un paese disastrato politicamente, socialmente ed economicamente (con il Cattolicesimo in arretramento); un gesuita che ha assunto il nome del poverello di Assisi (e si conoscono le storiche diversità fra Francescani e Gesuiti); un papa che affronta con inusuali criteri la crisi ora evidente nella Chiesa cattolica e nella Curia romana. Rivoluzione si è scritto: o almeno – dice Cardini – “segno di contraddizione”, come quella fatta nel suo tempo da Francesco d’Assisi. Ma allora la Chiesa aveva un’assoluta egemonia nelle società occidentali; oggi “ha perduto influenza e autorità”. Deve concorrere a guarire i non pochi mali del mondo odierno, compresi i suoi. “La Chiesa è un ospedale da campo” ha detto Bergoglio; e ne ha iniziato la riforma per restituirle carità, solidarietà, misericordia. Un compito “immane”, scrive Cardini. Con quali mezzi, con quali impulsi ed attraverso quali percorsi nel quadro della storia e fino all’attualità?

Questo il senso del recente libro “Un uomo di nome Francesco” (Mondadori, 2015), nel quale Cardini, medievista con frequenti escursioni in altri campi storici e che aveva già firmato un libro su San Francesco nel 1989, ricorre alle sue molte conoscenze per dirci che l’avvento di questo papa è stato “inatteso”, ma “inevitabile”; e traccia una linea di spiegazione, forse di speranza. Vien fatto di riprendere la citazione iniziale del libro, tratta da una novella del Sacchetti: che narra la conversione di un vecchio ebreo alla fede cristiana dopo aver visitato Roma nel primo giubileo ed aver constatato de visu le continue offese a Dio dell’alta gerarchia ecclesiale. Se la Chiesa resiste, vuol dire che davvero Dio la sostiene! Così oggi, nonostante le molte problematiche emerse, l’azione di questo pontefice sembra aver dato inizio ad una riforma che da tempo si attendeva. Un’azione Spiritu Sancto faventi, dice il credente; ma Cardini aggiunge qualcosa. Prende le mosse dalla Compagnia di Gesù di cui traccia una storia, come si sa assai controversa (per decenni fu anche soppressa fra il Sette e l’Ottocento): usando una narrazione comunque funzionale a delineare la figura di questo pontefice, quasi irrazionalmente – se così si può dire, ma l’autore ne spiega bene le ragioni – di formazione gesuita e d’anima francescana. Il libro ricorda gli ultimi pontefici impegnati nella sfida di una modernità operante etsi Deus non daretur. Cardini spiega il “passaggio” fra Benedetto XVI e Francesco ( a suo dire preceduto da alcuni segni) come quello di una rinuncia storica. Non solo perché con precedenti pressoché inesistenti, ma anche per il momento in cui l’evento è accaduto, cioè quando ancora sono da attuare pienamente alcuni orientamenti – anzi decreti – del Concilio aperto nel 1962. Sono passati ormai cinquant’anni: si può parlare di “destra” e “sinistra” della gerarchia ecclesiastica, si può intuirne il superamento in chiave unitaria ed ecumenica con il nuovo pontefice? Non c’è più il Pontefice sovrano; ma con Bergoglio “vescovo di Roma” Cardini intravede un “ridimensionamento della funzione petrina”. Può prefigurarsi un prossimo Concilio? Come reagirà d’ora in avanti la Chiesa contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, dopo la visita di questo papa a Lampedusa nel 2013?

Alla “lezione di Lampedusa” Cardini dedica un capitolo e di seguito un altro contro i tanti eventi bellici del Vicino Oriente, in ricordo della più recente pronuncia papale: “Mai più la guerra, mai più la guerra!”. Sono i temi della Chiesa di oggi, cioè la violenza, la guerra, la povertà, le differenze sociali, la famiglia, l’emigrazione, il magistero, quelli che Francesco (“né conservatore né rivoluzionario”, scrive Cardini) vuole affrontare. Nella logica – che l’autore del libro spiega storicamente – del pastore e del pellegrino. E dell’uomo di oggi, che ha licenziato da poco l’enciclica “ecologica” Laudato si’. Indicando a chi governa che il termine ministro vuol dire servitore: risulta molto divertente, dice Cardini concedendosi una battuta, che i nostri maggiori governanti si chiamino “ministri”.

La rivoluzione francescana del gesuita Bergoglio non rinuncia ai beni della vita, che non è fatta di penitenza, dolore ed attesa della morte. Cardini ricorda che Francesco d’Assisi, lo sposo di Madonna Povertà, in punto di morte chiese i mostaccioli di mandorle e miele che gli piacevano tanto. Si può aggiungere che, fra i suoi confratelli, rimproverò uno sfinito dal volontario digiuno; per non umiliarlo mangiò insieme a lui e gli spiegò che non si doveva danneggiare il corpo, anch’esso creatura di Dio.

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