Parigi e Beirut: pensare bifocale

di Pasquale Terracciano

Parigi e Beirut hanno avuto una continuità drammatica in questi giorni, e una contrapposizione implicita. Vittime consecutive, ma paradossalmente antagonistiche nelle polemiche riguardo la nostra commozione e i lutti passati in silenzio (e finanche al riguardo di Facebook prontamente postasi al servizio della sicurezza dei francesi e immobile per i libanesi). Parigi-Beirut sono la continuità-contrapposizione tra la profilassi interna e le azioni da intraprendere in Medio Oriente (Beirut non è Raqqa, ovviamente, ma l’Isis ci sta insegnando a pensare il fronte di guerra indipendentemente dalle frontiere). Ormai è chiaro che il cul de sac è questo: per sconfiggere l’avanzata dell’Isis in Levante si sta andando verso l’intervento armato, forse anche via terra. D’altro canto proprio quell’intervento, che non potrà essere ‘pulito’, peggiorerà il fronte interno, rendendo endemica, nel medio periodo, l’affiliazione a forme di fondamentalismo islamico nelle periferie europee: di conseguenza le misure d’emergenza necessiteranno di un periodo ben più lungo che i tre mesi richiesti da Hollande. In sintesi: più rappresaglie, più jihadisti. Non intervenire, fa forse salva l’ipocrisia europea, ma non migliora la stabilità della zona e lascia curdi, sciiti e una parte dei sunniti nelle non invidiabili mani dell’Isis. Non sembra esserci scampo. Una mano del diavolo, si direbbe a carte: un giocatore direbbe che la prima cosa da fare è pensare in anticipo a cosa tenere e cosa scartare tra le nostre categorie, a costo di ripercorre banalità. Continua a leggere

Come l’Isis ha messo in ginocchio Al Qaeda

un’inchiesta del Guardian 

Il 5 febbraio fonti giordane hanno confermato il rilascio del padrino intellettuale di Al Qaeda, Abu Muhammed al Maqdisi. Per quanto sia poco conosciuto in Occidente, la sua importanza nel canone del pensiero radicale islamico non ha rivali tra i viventi. Il 56enne Palestinese giunse alla notorietà negli anni ‘90, quando divenne il primo significativo interprete radicale dell’Islam a dichiarare che la famiglia reale saudita era apostata, e dunque a legittimarli come target del Jihad. In quel periodo anche Osama considerava il pensiero di Al Maqdisi troppo estremo.

Oggi Al Maqdisi conta come amico personale Al Zawahiri ed è tenuto in grande stima dal resto dei capi regionali di Al Qaeda dal Nordafrica allo Yemen. I suoi numerosi libri e articoli sono letti dai militanti islamici in giro per il mondo, che seguono le ultime proclamazioni sul suo sito, il «Pulpito del Monoteismo e del Jihad».

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Chi vince e chi perde

di Pasquale Terracciano

Se si vuole trovare un vincitore in questo tornata elettorale, questi è certamente Matteo Salvini. Ha stravinto in Veneto, dove ha tenuto duro su Zaia, fronteggiando una scissione che alla fine è stata indolore; è stato premiato nel suo gioco di squadra in Liguria, dove ha fatto mandar giù al suo uomo la rinuncia alla candidatura; ha raggiunto percentuali lusinghiere ovunque e in particolare in Toscana, con il suo cavallo di razza Borghi, favorito anche dalla costante presenza televisiva. Ha insomma ottenuto (con lode) quello che si era prefisso da tempo: risemantizzare il centrodestra con le sue parole d’ordine. Forse ha fatto anche un passo in più, imponendosi non solo come alleato necessario, ma come unico possibile leader di quel campo. Continua a leggere

Rossi, Tortuga e l’Impero della filibusta

Chi ricorda «Tortuga. Impero della Filibusta», il vecchio libro illustrato per bambini? Parlava di un’isola caraibica e dei filibustieri. E che c’entra con Rossi?

di Pasquale Terracciano

E’ un curioso cortocircuito mediatico il fatto che una foto con dei vicini di casa vestiti sgargianti provochi commenti sdegnati e violentissimi, come sta accadendo con il post del presidente Rossi, e che invece la foto in cui si dichiara di uccidere la propria ex moglie si riempia di apprezzamenti. Crudeli appaiamenti dei siti di Repubblica e Corriere a suggerire che lo Zeitgeist è cinico. E con i rom, si sa. Continua a leggere

Campi italiani

di Pasquale Terracciano

Quanto tempo ci vuole per essere italiani? Dico ora, non se e quando verrà approvato lo ius soli. Ora, per i rom; per essere considerati, studiati e giudicati da italiani? Due generazioni, o due secoli? E ci vuole un cognome solidamente italiano, di quelli che finiscono con una vocale? Bisogna essere cristiani? La buffa tragedia è che buona parte dei rom in Italia avrebbe pure anche queste caratteristiche, ma la loro italianità è riconosciuta solo a patto che nascondano per bene la loro origine rom. Continua a leggere

Scuola-Città: una grande scuola collettiva di popolo

Come coniugare istruzione e crescita democratica? Che legame vi è tra pedagogia e società? Esistono spazi per scuola private di carattere non confessionale? In occasione dei 70 anni della fondazione della Scuola Pestalozzi – riuscito esperimento che risponde positivamente alle tre domande sopra poste – abbiamo chiesto al pronipote del fondatore, Tommaso Codignola, di offrire alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo dell’Istituto (il brano è stato pensato per un Quaderno sull’anniversario della Scuola, di prossima pubblicazione).

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L’attrazione per l’Occidente

di Tommaso Codignola

Al cospetto delle numerose crisi internazionali in atto, i governi occidentali sembrano non avere o non voler dare una lettura del fenomeno di più ampio respiro. Eppure il significato della crisi ucraina, dei recenti disordini a Hong Kong e della crisi siriano-irakena è evidentemente unitario: il timore da parte dei poteri autoritari o addirittura fondamentalisti di quelle aree del mondo della forza d’attrazione esercitata sulle società civili locali dal modello liberal-democratico. Continua a leggere