Oltre l’articolo 18. Microfisica del Jobs Act

di Pasquale Terracciano

Le tonanti polemiche di questi giorni sul Jobs Act sono un braccio di ferro per decidere una partita che si giocherà nelle settimane e nei mesi prossimi, quando ci sarà l’approvazione del testo finale in aula al Senato e alla Camera, e soprattutto l’emanazione dei decreti delegati da parte del ministro del Lavoro. I dettagli saranno cruciali. Uno degli snodi è rendere appetibile il contratto a tempo indeterminato, liberandolo dalle ingessature, dicono gli uni; erodendone i diritti, denunciano gli altri; inoltre di deteminare nuove forme universali di ammortizzatori sociali. Proprio perché bisogna capire cose è un diritto e cosa, invece, rappresenta un’ingessatura, sembra che non si discuta, in questi giorni, tanto di mercato del lavoro, quando di ortopedia (o filosofia) della società; per cui a volte pare di registrare uno sfalsamento tra i toni e gli effettivi risultati che determinerebbero alcune scelte. Sia chiaro insomma: è molto probabile che nulla che uscirà dall’Aula del Senato muoverà un posto di lavoro. Il lavoro non verrà se non dalla ripresa dell’economia; ma in qualche maniera bisognerà farsi trovare pronti. E’ sul fronte delle tutele, invece, che si sta giocando un partita importante.

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