Riflessioni sulla Delega Lavoro e la riforma dell’articolo 18

La delega è stata approvata al Senato, tra mille sofferenze. Ma la delega dovrà essere riempita di contenuti. Continua dunque il nostro dibattito per capire meglio quale flessibilità, quale tutela, quale formazione vogliamo per il nostro futuro. E quali ostacoli lungo quella strada. La parola agli esperti

Furio Stamati (Istituto Universitario Europeo)

Il campo di applicazione del cosiddetto “Jobs Act” del governo Renzi è molto ampio. Volto a rilanciare l’occupazione “semplificando i rapporti di lavoro”, esso comprenderebbe le regole sulla contrattazione, il funzionamento di alcuni istituti di welfare e, secondo gli ultimi annunci, perfino norme in materia di rappresentanza sindacale. In concreto, due testi vi sono finora riconducibili: il “Decreto Poletti” e la “Delega Lavoro” attualmente in esame al Senato. Continua a leggere

Formazione trasparente. La ricetta della Toscana

intervista di Pasquale Terracciano a Emmanuele Bobbio

Molto del successo delle politiche di contrasto alla disoccupazione previste nel Jobs Act dipende dalla capacità di rendere più efficiente la formazione. Nelle ultime ore il ministro Poletti ha effettivamente indicato di voler riportare a livello nazionale la competenza delle formazione (come già traspariva dall’articolo 2 della legge delega). Ne abbiamo parlato con Emanuele Bobbio, Assessore all’Istruzione e alla Formazione della Toscana, nonché coordinatore per la formazione degli assessori regionali italiane, per capire cosa si sta facendo in Toscana e quale il suo giudizio sulla volontà del governo di riportare a livello nazionale la formazione. Si tratta di un settore in cui la Regione ha investito, dal 2007, 500 milioni di euro, di cui l’80% coperto da fondi europei, che conta più di 600 enti accreditati e che sconta dispersione e mancanza di coordinamento. Lo troviamo nel suo ufficio, di ritorno da una visita a una scuola nel pistoiese, impegnato a discutere  i trend toscani sul fronte della formazione professionale.   Continua a leggere

Le due Cine e le due Italie. Quanti bottoni deve cucire un operaio per pagare l’affitto?

di Dongbo Wang

Questa foto è stata scattata il 1 dicembre 2013, dopo l’incendio in cui sono morti 7 operai cinesi. L’’autore di questa foto è stato dentro al capannone del Macrolotto insieme al presidente della regione Enrico Rossi, e una delle cose che l’ha più colpito sono stati i bottoni: centinaia, migliaia di bottoni disseminati sul pavimento nero di acqua e cenere.

Questa foto è stata scattata il 1 dicembre 2013, dopo l’incendio in cui sono morti 7 operai cinesi. L’’autore di questa foto è stato dentro al capannone del Macrolotto insieme al presidente della regione Toscana Enrico Rossi, e una delle cose che l’ha più colpito sono stati i bottoni: centinaia, migliaia di bottoni disseminati sul pavimento nero di acqua e cenere.

Negli ultimi tempi, la Cina ha investito molto in Italia: Shanghai Electric ha rilevato il 40% dell’Ansaldo Energy dalla Cassa Depositi Prestiti per 400 milioni con l’obiettivo mirato al mercato asiatico. Anche il 2% di Eni ed Enel ora è nel portafoglio della Banca Popolare Cinese.

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La diseguaglianza conta. Contiamo la diseguaglianza

di Pasquale Terracciano

Negli ultimi giorni i quotidiani si sono accorti che l’un per cento della popolazione guadagna come legioni di operai e che Bill Gates potrebbe essere il primo a raggiungere il patrimonio di un milione di un milione (cioè un trilione) di dollari nel 2039. Queste notizie nascono da un riflesso editoriale: si ricollegano infatti al successo della traduzione inglese del testo di un economista parigino, Thomas Piketty – Le capital au XXI siècle. Continua a leggere