Enrico Berlinguer a trent’anni dalla morte. 2

il continuo dell’intervista di Lorenzo Cipriani a Pierpaolo Farina

Come mai Berlinguer?

Oggi se la sinistra vuole recuperare un minimo di pensiero e anche di storia deve recuperare le sue radici, perché come diceva qualcuno prima di me “in un partito se non ci sono radici non si va da nessuna parte”. In un partito possono coesistere varie radici e varie storie, ma se non ne esiste alcuna il partito è morto. Allora abbiamo solo un partito elettoralistico, all’americana, che serve solo a prender voti. Enrico Berlinguer è ad oggi la storia politica della sinistra italiana, quella che ha più inciso ed ha più trasformato la tradizione comunista italiana. In 12 anni egli trasforma completamente il partito comunista italiano. E se gli eredi di questo partito sono sopravvissuti all’89 e all’implosione dell’Unione Sovietica nel ‘91 è solo per merito delle svolte che fece Enrico Berlinguer, che arrivò ai vertici di un partito che nella base era pienamente filosovietico. Continua a leggere

Chi siamo?

di Eufemio

Il populismo si aggira per l’Europa, ma in Italia, come il vampiro sul far del giorno, arretra. L’orda populista, dove avanza, riempie le piazze e svuota la politica. Non interpreta e non cambia le storture del mondo, le incrementa. Pretende tutto nel minimo tempo e con la minima fatica. In Italia invece il voto popolare ha scelto la ‘rottamazione’ per via istituzionale, calcolando costi e benefici di un voto dagli esiti incerti e pericolosi, premiando una forza progressista e al governo nonostante i suoi infiniti travagli e terremoti. Chi lo avrebbe mai immaginato in questa misura? L’Italia pare così essersi risvegliata da incubi e presagi funesti. Siamo contenti, ma non pienamente soddisfatti, ora abbiamo bisogno di grandi pensieri, di grandi speranze oltre ai conti della serva. Continua a leggere