Come l’Isis ha messo in ginocchio Al Qaeda

un’inchiesta del Guardian 

Il 5 febbraio fonti giordane hanno confermato il rilascio del padrino intellettuale di Al Qaeda, Abu Muhammed al Maqdisi. Per quanto sia poco conosciuto in Occidente, la sua importanza nel canone del pensiero radicale islamico non ha rivali tra i viventi. Il 56enne Palestinese giunse alla notorietà negli anni ‘90, quando divenne il primo significativo interprete radicale dell’Islam a dichiarare che la famiglia reale saudita era apostata, e dunque a legittimarli come target del Jihad. In quel periodo anche Osama considerava il pensiero di Al Maqdisi troppo estremo.

Oggi Al Maqdisi conta come amico personale Al Zawahiri ed è tenuto in grande stima dal resto dei capi regionali di Al Qaeda dal Nordafrica allo Yemen. I suoi numerosi libri e articoli sono letti dai militanti islamici in giro per il mondo, che seguono le ultime proclamazioni sul suo sito, il «Pulpito del Monoteismo e del Jihad».

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Terrorismo e violenza

E’ passato quasi un mese della stragi di Parigi, un mese forse necessario per lasciar sedimentare le troppe parole che si sono accumulate, in un momento in cui si fa forte il bisogno di pensiero serio. Si fa forte anche perché si è mostrata la fragilità di molte delle nostre categorie interpretative, di cui si fa spesso un uso sciatto e pigro. Sacro (e dissacrante), violenza, tolleranza, laicità e integrazione sono apparsi concetti sfocati, molto più spesso scivolosi.  Bisogna intendersi bene per vedere lontano, a partire da noi, e dal terrorismo.

di Marco Bresciani

“L’11 settembre europeo”: così sono stati da più parti ribattezzati gli attentati parigini del 7 e 9 gennaio scorso. Corollario di questa posizione è che sia in corso una “guerra di civiltà”, in cui il terrorismo è intrinsecamente legato all’Islam. Esso è un “atto di guerra” rivolto contro la “nostra libertà”, un’espressione di “barbarie medievale” opposta al “moderno Illuminismo”. Continua a leggere